Articolo del correttore spirituale


La pubblicazione di ‘Traccia’, nuovo numero del giornalino della Misericordia, mi offre l’occasione di riprendere, e continuare, l’approfondimento delle indicazioni date nell’art 1. dello Statuto.

Nel numero precedente oggetto di riflessione è stata l’affermazione che pone la ‘carità’ come uno degli scopi dell’azione volontaria. Oggi voglio soffermarmi sull’altro aspetto, sempre richiamato nello Statuto, là dove si dice che lo scopo del servizio è la “costante affermazione della fraternità cristiana”.

La costante attenzione al vivere fraterno è questione fondamentale per una vita che sia qualificabile come cristiana: non esiste, infatti, un vivere cristiano che non sia vita fraterna. La fraternità non è frutto di legami parentali, affettivi o amicali; non è frutto nemmeno di una particolare visione sociale. Essa affonda le sue radici e trae origine da una visione teologica specifica dell’essere di Dio: chiunque riconosce e invoca Dio come ‘Padre’ non può esimersi dal considerare ogni uomo e tutti gli uomini come suoi fratelli. In particolare questo è vero per noi, i cristiani: noi che da Gesù abbiamo appreso ad invocare Dio, nella preghiera, quale ‘Abba’, ‘babbino mio’.

Invocare Dio quale unico Padre crea, dunque, relazioni fraterne fra tutti i suoi figli. Da questo presupposto fondamentale derivano i criteri di relazione fra cristiani: esse non possono più fondarsi su criteri umani di simpatia-antipatia, di interesse affettivo o amicale o altro; ma affondano le proprie origini nell’essere figli dello stesso Padre, quello che è nei cieli.

La verità – il credere di ognuno – in questa visione teologica di Dio Padre si fa visibile, evidente, nello sforzo di rivestire di qualità nuove le relazioni fra noi. Questa volontà di relazioni nuove si esprime, simbolicamente nella vita dei Soci della Misericordia con la celebrazione del rito della Vestizione. Il ‘rivestire la veste’ esprime, cristianamente inteso, la volontà di “rivestire l’uomo nuovo svestendo quello vecchio” (cfr. Col 3,1 ss). L’apostolo Paolo, che ama sempre riportare al concreto del vivere quotidiano le affermazioni di principio, indica - nello specifico – quali vizi dobbiamo svestire per rivestire quelle virtù capaci di rendere fraterne le relazioni fra gli uomini: “Ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. Non mentitevi gli uni agli altri…Rivestitevi di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri…” (crf Col 3,8-13)

Questo desiderio di relazioni nuove all’interno della nostra Misericordia lo abbiamo espresso, nel corso dell’anno, con la celebrazione ddel Rito della Vestizione per alcuni dei nostri fratelli e sorelle che ne avevano fatto richiesta, con l’augurio che diventi impegno e desiderio di tutti.

d. Angelantonio