LA FRATERNITA’ CRISTIANA

Carissimi, è tradizione dialogare con voi attraverso la pubblicazione di “Traccia”. Occasione preziosa perché ci consente di continuare la riflessione sui contenuti dell’art. 2 dello Statuto. Articolo fondamentale perché in esso ci sono le indicazioni dello scopo primario della Misericordia. Abbiamo già riflettuto sullo scopo che richiama l’affermazione della carità e fraternità; ora volgiamo l’attenzione “alla formazione delle coscienze secondo l’insegnamento del Vangelo e della Chiesa”.
Due aspetti dobbiamo riflettere: in primo luogo fare chiarezza su cosa si intende per coscienza; in seguito domandarci come l’insegnamento del Vangelo e della Chiesa possano formare le coscienze educandole alla libertà.
Oggi si fa un gran parlare di agire in libertà di coscienza o secondo coscienza, intendendo in questo modo un agire che sia svincolato da ogni responsabilità nei confronti delle istituzioni e degli altri soggetti. Troppo spesso questa rivendicazione di agire libero senza dover rispondere ad alcuno nasconde la totale sottomissione ai propri istinti, ai quali si intende dare soddisfazione secondo il criterio dell’utile e del piacevole. In altri soggetti l’agire libero dice totale sottomissione ad una coscienza telecomandata dalla pubblicità o dall’ambiente o dai mass-media.
Cos’è, dunque, la coscienza ed è possibile un agire che sia frutto di una decisione totalmente libra, senza condizionamenti, frutto di motivazioni maturate in un processo di ricerca personale di valori e motivi etici? Ricordiamo il pensiero del vescovo Giuliano, a cui è dedicato il centro culturale della Misericordia: “Bisogna ben pensare…perchè c’è in giro tanta gente che sembra non pensare mai. Dice che non può, dice che non sa, dice che non ha tempo, dice che ci vuole altro per pensare. E altri intanto pensano al suo posto…Ci troviamo così in una esistenza balorda, dovendo ringraziare quelli che hanno mal pensato per noi. Una persona che non pensa, un popolo che non pensa, fanno sì che qualcuno soltanto pensi per essi e succede quel che succede…” Formare delle coscienze inizia dal “ben pensare” sulla coscienza.
Risulta chiaro a tutti che fa parte della natura, dell’essere uomo, la capacità di saper distinguere tra bene e male: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire…l’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore…La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria…Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità…(cfr GS 16). Appare chiaro da quanto detto che la coscienza si presenta non quale strumento normativo, cioè capace di generare ed esprimere da sé i contenuti delle sue richieste, ma più propriamente uno strumento esaminativi che giudica e controlla sia ciò che si deve fare sia ciò che è stato fatto.
In aiuto e perfezione di questa legge posta nel cuore dell’uomo ai cristiani è dato il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa. La parola di Dio – e in odo del tutto singolare il Vangelo – mettono a fuoco le capacità esaminative della coscienza, liberandola dal dominio e dalle rivendicazioni di potere di ogni altra forza mondana. Il dover rendere conto solo a Dio e al Vangelo ci dona la capacità reale di libertà di coscienza. L’obbedienza della fede diventa la dimensione di totale libertà della coscienza, operando così nell’assoluta autonomia dai condizionamenti dei propri istinti e del potere mondano. Risulta evidente il darsi della possibilità che la coscienza, soprattutto non formata, si sbagli in ordine a ciò che Cristo le chiede. Per prevenire questo rischio è opportuno appoggiarsi nel decidere all’azione protettrice della comunità ecclesiale e dei suoi pastori.
Se tutto quanto abbiamo detto fino a qui è vero risulta evidente la necessità che la Fraternità di Misericordia offra un servizio qualificato ai suoi soci perché sempre di più conoscano l’insegnamento del Vangelo e della Chiesa perché la coscienza di ognuno possa operare in piena libertà che è propria dei figli di Dio e dei discepoli del Signore.

d. Angelantonio Sciarra